venerdì 25 maggio 2018

La cinquina del premio Campiello

Si è svolta a Padova l’attesa votazione della cinquina del premio Campiello 2018, giunto alla 56esima edizione. 
Ecco i cinque libri più votati: 
- La ragazza con la Leica di Helena Janeczek 
- La Galassia dei dementi di Ermanno Cavazzoni
- Mio padre la rivoluzione di Davide Orecchio 
- Le vite potenziali di Francesco Targhetta
- Le assaggiatrici di Rosella Postorino. 

Il premio Campiello Opera Prima è stato assegnato a Valerio Valentini, autore del romanzo corale "Gli 80 di Campo Rammaglia".

Il vincitore della 56esima edizione del Campiello, indicato dalla Giuria dei Trecento lettori anonimi, verrà proclamato sabato 15 settembre al Gran Teatro la Fenice di Venezia.

mercoledì 23 maggio 2018

Addio a Philip Roth


22 maggio 2018.

E' morto lo scrittore Philip Roth, 85 anni, gigante della letteratura contemporanea americana. Si è spento in un ospedale di New York in seguito ad una insufficienza cardiaca.

Premio Pulitzer nel 1998 per "Pastorale Americana", è stato uno scrittore prolifico; il suo lavoro è considerato un'esplorazione profonda e critica dell'identità americana. Sesso, religione e morale i suoi temi ricorrenti.

Nato in New Jersey nel 1933 in una famiglia della piccola borghesia ebraica, Philip Roth ha esplorato a fondo proprio quella sua storia familiare, la dimensione ebraica incastonata nell'America contemporanea. 

Esordì nel 1959 con "Addio Columbus", poi il primo grande successo dieci anni dopo con "Il lamento di Portnoy", che oltre al successo e alla notorietà gli attribuì anche l'etichetta di scrittore "scandaloso".

Nel 2012 annunciò la fine della sua carriera da romanziere: fino ad allora aveva pubblicato oltre 30 libri, tradotti in molte lingue.

Non ha mai vinto un premio nobel. Era nella lista dei candidati da anni, ma all'Accademia svedese non piaceva: troppo scorretto, troppo irriverente. 

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Di Philip Roth ho letto solo "Nemesi", diversi anni fa. Bellissimo romanzo, scorrevole nonostante il tema molto crudo trattato. Ho alcuni suoi libri in "lista d'attesa" da molto tempo (Pastorale americana, Il lamento di Portnoy, Il teatro di Sabbath), ma ancora non li ho letti.

domenica 13 maggio 2018

Loriano Macchiavelli - Uno sterminio di stelle


Titolo originale: Uno sterminio di stelle - 2017

"Bologna non è più la stessa, la gente non sorride più." È da qualche tempo, precisamente dall'anno del terremoto in Emilia, che Sarti Antonio, sergente, va ripetendo con tristezza questa frase. A dargli ragione ancora una volta arrivano i fatti. Si sta occupando della scomparsa di Nanni Rolandina, una bella ragazza di anni diciannove e occhi turchini, quando viene chiamato d'urgenza dal cantiere del nuovo stadio del Bologna che sorgerà nella località archeologica di Villanova, dove Rosas ha fatto una scoperta interessante. Dagli scavi - per la gioia del capocantiere e dell'impresa costruttrice che dovranno sospendere i lavori - sono emerse, una dopo l'altra, tredici mummie di epoca etrusca, perfettamente conservate. Alcuni particolari risultano subito inquietanti. Intanto i corpi superano i due metri di altezza, hanno il cranio enorme e dodici di loro hanno i femori spezzati come se fossero stati sottoposti a un antico rito funebre. Ai piedi di una delle mummie c'è un omphalos, una pietra con l'incisione di un demone che impugna una mazza. Il mattino dopo Sarti Antonio è convocato di nuovo al cantiere per una macabra novità: nella notte i cadaveri sono diventati quattordici. Accanto alle mummie c'è il corpo dell'architetto Bonanno, progettista dello stadio e direttore dei lavori. Anche lui ha i femori spezzati. E anche ai suoi piedi c'è una pietra ricoperta di segni enigmatici. Chi odiava così tanto l'architetto da inscenare una cerimonia ancestrale? E Rolandina, la ragazza che ha fatto perdere le sue tracce, ha qualcosa a che fare con il mistero? In soccorso di Sarti giungono il talpone Rosas e le sue conoscenze archeologiche. I due avranno modo di rifletterci, come al solito, davanti a un buon caffè sotto i portici, ma per l'occasione proseguiranno le ricerche anche di fronte a un bel cestino di tigelle e crescentine sull'Appennino. È qui, attorno all'antico centro oracolare di Montovolo, che affondano le radici il mistero del demone etrusco e quello, ancora più intricato, di una portantina che viene da un passato di stragi e delitti. Dopo cinque anni di assenza, Uno sterminio di stelle segna il grande ritorno di Sarti Antonio, il personaggio più longevo e amato di Loriano Macchiavelli, alle prese con un caso nuovo e al tempo stesso antichissimo. (www.ibs.it)

Non avevo ancora mai letto nulla di Macchiavelli, nonostante un paio di amiche lo adorino e me ne abbiano parlato bene. Forse non è nemmeno furbo partire dall'ultimo libro uscito, ma questo lo avevo preso in occasione di un incontro che si è tenuto proprio nel mio paese (tant'è che ho la copia autografata!) e cadeva a fagiolo per la monthly motif challenge di aprile (anche se l'ho finito ampiamente a maggio...).
Dunque. Il personaggio di Sarti Antonio, sergente, non mi ha fatto nè caldo nè freddo. Il suo problema esistenziale è bere dei caffè che non facciano schifo (e mi pare strano che a Bologna non ne riesca a trovare). Anche come investigatore, mah, se non ci fossero Rosas, Salvatrice e Felice Cantoni temo che alla fine di questo libro non ci arriverebbe.
La storia mi interessava molto, principalmente perchè è ambientata dove vivo io, ed era intrigante. Lo svolgimento invece mi lascia un po' perplessa. La sensazione è che lo scrittore abbia voluto creare questo incrocio tra gli scavi, la mafia, la ragazza scomparsa e i guerrieri etruschi, ma che questo incrocio non sia perfettamente ingranato.
Anche lo stile di scrittura mi ha lasciato molto perplessa. Il narratore non è un personaggio, è una specie di "entità" che sembra essere lì ma non è lì. Non so, forse è lo stile dello scrittore, ma mi è sembrato un po' strano.
Alcuni punti, soprattutto quelli di spiegazione storica, sono un po' pesanti. Non sono da romanzo, sembrano da libro di scuola. Le pagine dedicate al passato e alla vita delle mummie ritrovate sono poche, mi pare tre o quattro capitoletti. Ad alcuni personaggi, tipo Settepaltò, vengono dedicate diverse pagine ma in realtà non aggiungono nulla alla storia, anzi, distraggono. Alcuni avvenimenti mi sembrano un po' messi lì cercando di creare un "pathos" che non arriva.
Non so, nel complesso il libro si legge abbastanza bene, ma non è così scorrevole come speravo ed ha diversi punti deboli. La soluzione del caso alla fine arriva, anche se è un po' tirata per le lunghe. Mi aspettavo sicuramente di più, sono rimasta un po' delusa. Aveva tanti elementi che lo potevano rendere veramente accattivante, ma non è quello il risultato a mio parere.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

Premio Strega europeo 2018 - il vincitore

Il vincitore della quinta edizione del Premio Strega Europeo è Fernando Aramburu, l'autore spagnolo del romanzo "Patria". 
La vittoria di Aramburu è stata annunciata al Salone Internazionale del Libro di Torino alla presenza dei cinque candidati. 
Il libro di Fernando Aramburu è stato votato da una giuria composta da scrittori vincitori e finalisti del Premio Strega – Alessandro Barbero, Laura Bosio, Rossana Campo, Antonella Cilento, Maria Rosa Cutrufelli, Antonio Debenedetti, Paolo Di Paolo, Ernesto Ferrero, Mario Fortunato, PaoloGiordano, Nicola Lagioia, Rosetta Loy, Melania G. Mazzucco, Edoardo Nesi, Lorenzo Pavolini, Romana Petri, Antonio Scurati, Elena Stancanelli, Domenico Starnone – e dai responsabili delle istituzioni che collaborano all’organizzazione del premio.

Aramburu, classe ’59, è nato a San Sebastián (Paesi Baschi) nel 1959 da una famiglia operaia. "Patria", bestseller in Spagna, racconta la storia di due famiglie la cui quotidianità viene spezzata da un tragico evento. 

martedì 17 aprile 2018

Premi Pulitzer 2018

Sono stati assegnati ieri, 16 aprile, i premi Pulitzer del 2018, gli importanti premi americani per il giornalismo, la letteratura e la musica.
La prima categoria, quella del giornalismo, è quella per cui è più famoso e autorevole il premio, che fu istituito da Joseph Pulitzer nel 1917 e che è gestito dalla Columbia University di New York. La giuria è composta da 19 persone che fanno parte del mondo dell’informazione, o del mondo accademico e letterario. (non metto l'elenco, se vi interessa lo trovate qui).


Premi per letteratura, teatro e musica:

Fiction – Narrativa 
A Andrew Sean Greer per il romanzo "Less", che parla di amore e invecchiamento. 

Drama – Teatro 
A Martyna Majok per "Cost of Living", un’opera teatrale divertente e istruttiva sulle disabilità e gli stereotipi. 

History – Storia 
A Jack E. Davis per il saggio "The Gulf", sulla storia del Golfo del Messico fino ai disastrosi danni all’ambiente provocati dall’incidente alla petroliera Deepwater Horizon del 2010. 

Biography or Autobiography – Biografie e autobiografie 
A Caroline Fraser per "Prairie Fires", biografia di Laura Ingalls Wilder, scrittrice statunitense famosa per aver scritto la serie La casa nella prateria. 

Poetry – Poesia 
A Frank Bidart per "Half-Light", una raccolta di cinquant’anni di poesie. Bidart ha 78 anni ed è uno dei più importanti poeti contemporanei statunitensi. 

General Nonfiction – Non-fiction 
A James Forman Jr. per "Locking Up Our Own", un libro che racconta le incarcerazioni di massa contemporanee degli afroamericani negli Stati Uniti. Forman Jr. – che è al suo primo libro – è un professore universitario a Yale e il cofondatore di una scuola per ragazzi usciti dal circuito scolastico ufficiale a Washington. È il figlio di un famoso attivista per i diritti civili. 

Music – Musica 
Al rapper Kendrick Lamar per il disco DAMN. Lamar è nato nel 1987 a Compton, una città della contea di Los Angeles famosissima nella cultura hip hop, ed è considerato quasi all’unanimità il miglior artista contemporaneo nel suo genere. 

giovedì 12 aprile 2018

La mia Africa - Karen Blixen


Titolo originale (danese): Den afrikanske farm - 1937
Titolo inglese: Out of Africa

Se non ricordo male, questo libro all'inizio venne pubblicato utilizzando lo pseudonimo di Isak Dinesen (vero cognome della scrittrice).
Premetto che non ho mai visto il film, e quindi nella sua lettura almeno non sono stata influenzata.
Si tratta di un romanzo autobiografico, scritto quando ormai la scrittrice era rientrata in Danimarca, in cui ripercorre alcuni degli avvenimenti che le sono capitati mentre era nella sua fattoria in Kenia, vicino Nairobi, alle pendici delle colline Ngong.
L'attività principale della fattoria è la coltivazione di caffè, in una terra che non è mai stata particolarmente adatta fin dal principio; una parte del terreno, non coltivato, ospita una comunità di indigeni, principalmente di etnia Kikuyu, che vivono presso la fattoria e lavorano nei campi. Nei dintorni ci sono altri indigeni, fra cui Masai e Somali.
La fattoria è completamente gestita dalla Blixen (intorno a metà romanzo mi sono resa conto che esiste anche un marito, il quale però si interessa più alla caccia che alla fattoria. Di egli parla veramente poco).
Il romanzo è piuttosto frammentario, nel senso che sono tanti ricordi senza una cronistoria vera e propria. Nelle ultime pagine poi i capitoli sono molto brevi, a differenza dell'inizio dove i capitoli sono decisamente più lunghi.
La scrittrice ripercorre episodi avvenuti durante la sua permanenza in Africa (fino al 1931). Molti sono episodi che riguardano la vita (e la mentalità) degli indigeni, che la Blixen impara gradualmente a conoscere e comprendere. Altri riguardano incontri con altri europei che passano per la fattoria, fra i quali Denys Finch Hatton, un cacciatore, con cui la Blixen vive una relazione romantica (che in realtà nel libro non viene mai descritta in termini espliciti, a differenza di quanto ho letto che succede nel film).
Il tema dominante del romanzo è il sentimento profondo che lega la Blixen all'Africa, alla popolazione locale e alla natura. In particolare, sono ricorrenti le figure di Kamante, un ragazzo indigeno che la Blixen cura e che diventa il cuoco della fattoria e la figura di Farah il suo servo/amico somalo. Molte sono le riflessioni fatte, per esempio, sul destino, che da sempre spaventa gli europei, mentre viene accettato con tranquillità dagli indigeni che ad esso si affidano

Ammetto di aver fatto molta fatica a leggere questo libro. Ammetto che mi sono annoiata spesso e che non vedevo l'ora di arrivare alla fine. Ci sono delle bellissime descrizioni dei paesaggi africani, ma a volte diventano fin troppo prolisse. Ci sono alcune scene di caccia ai leoni che mi hanno fatto ribrezzo, così come un paio di situazioni relative alle giraffe. Ci sono delle bellissime riflessioni sugli indigeni e su alcuni animali, per esempio quando si sofferma a pensare a come gli uomini hanno schiavizzato i buoi dando loro una vita di solo duro lavoro. Ci sono troppe persone che passano per la fattoria e poi spariscono, soggiornano o bevono solo il tè; ad un certo punto ho smesso di chiedermi se erano nuovi arrivati o vecchie conoscenze. 
Quello che traspare è sicuramente l'amore della scrittrice per l'Africa, per i suoi "servi" che lei tratta sempre con molta magnanimità (ben diversamente da altri colonizzatori europei e non). Anche prima di andarsene definitivamente dall'Africa, il suo ultimo pensiero è cercare di sistemare i suoi animali e gli ex dipendenti per non abbandonarli da soli.
Però nel complesso non mi ha coinvolto troppo. Non so se mi aspettavo qualcosa di diverso o se, come altri libri, è stato letto in un momento sbagliato. 
Mio voto: 6 e mezzo / 10

lunedì 9 aprile 2018

Premio Strega Europeo 2018: ecco i 5 libri finalisti

Il Premio Strega Europeo è nato nel 2014 in occasione del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea per diffondere la conoscenza di alcune tra le voci più originali e profonde della narrativa contemporanea. 
Concorrono a ottenere il riconoscimento, del valore di 3mila euro, cinque romanzi recentemente tradotti in Italia, provenienti da aree linguistiche e culturali diverse, che hanno vinto nei Paesi europei in cui sono stati pubblicati un importante premio nazionale. 
 Il riconoscimento sarà assegnato da una giuria composta da oltre venti scrittori vincitori e finalisti del Premio Strega, a cui si aggiungono Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Lucio Battistotti, consigliere della Commissione europea, Maria Ida Gaeta, direttore della Casa delle Letterature di Roma e del Festival Internazionale Letterature, Giovanni Solimine e Stefano Petrocchi, presidente e direttore della Fondazione Bellonci. 

Gli autori finalisti al Premio Strega Europeo interverranno al Salone Internazionale del Libro di Torino, dove presenteranno i loro rispettivi libri, ciascuno in un incontro individuale, tra sabato 12 e domenica 13 maggio. 
La cerimonia di premiazione avrà luogo domenica 13 maggio alle ore 18.30 

Questi i 5 finalisti: 
- Fernando Aramburu, Patria (Guanda) - Spagna 
- Olivier Guez, La scomparsa di Josef Mengele (Neri Pozza) - Francia 
- Lisa McInerney, Peccati gloriosi (Bompiani) - Irlanda 
- Audur Ava Ólafsdóttir, Hotel Silence (Einaudi) - Islanda 
- Lize Spit, Si scioglie (E/O) - Belgio 

 I VINCITORI DELLE SCORSE EDIZIONI: 
-2017 Jenny Erpenbeck, Voci del verbo andare (Sellerio) 
-2016 Annie Ernaux, Gli anni (L’orma) 
 -2015 Katja Petrovskaja, Forse Esther (Adelphi) 
 -2014 Marcos Giralt Torrente, Il tempo della vita (Elliot)