giovedì 15 febbraio 2018

Cuore - Edmondo De Amicis


Titolo originale: Cuore - 1886
English title: Heart

Lo ammetto, non lo avevo ancora letto completamente. Ho visto il cartone animato da piccola (ah lo adoravo), ma il libro è rimasto lì in un cantone.
E' un libro figlio del suo tempo, nel senso che è stato scritto poco dopo l'Unità d'Italia, ed è pienamente intriso di patriottismo e di senso di unità. Se De Amicis vedesse com'è finita la sua Italia dopo poco più di un secolo, si rivolterebbe nella tomba.

Il libro è scritto da Enrico Bottini, di famiglia borghese, figlio di un ingegnere, ed è in pratica il suo  diario durante l'anno in terza elementare (tra il 17 ottobre 1881 e il 10 luglio 1882). Enrico scrive ogni giorno qualcosa che lo ha colpito, scrive i racconti mensili che il maestro fa alla classe (tipo la piccola vedetta lombarda, il piccolo scrivano fiorentino); poi ci sono alcune pagine scritte dal padre e dalla madre (e una volta sola dalla sorella Silvia).

Partiamo subito dal primo giorno di scuola, Enrico è nella classe del maestro Perboni, un uomo che al primo sguardo appare più burbero del precedente maestro di seconda, ma che entra subito nel cuore dei ragazzi.

"Mostratemi che siete ragazzi di cuore; la nostra scuola sarà una famiglia e voi sarete la mia consolazione e la mia alterezza"

Troviamo alcuni dei compagni di scuola a cui Enrico si affeziona: Garrone, il più grande e grosso, che aiuta tutti quelli che vengono derisi o che si trovano in difficoltà; Derossi, il primo della classe, che aiuta e fa regali agli altri e non fa pesare la sua bravura; Robetti, che si è gettato sotto l'omnibus per salvare un bambino e ora gira con le stampelle; Precossi, piccolo e timoroso, che pur di non disonorare il padre, non ammette con nessuno che suo padre si ubriaca e lo picchia; il muratorino, il calabrese, e tanti altri. 
Poi c'è anche Franti, il cattivo, il prepotente, che ride quando vede gli altri star male.
Di Enrico, in realtà, non si sa molto. Per esempio non scrive come va a scuola e nell'elenco dei promossi di fine anno non dice che voto ha preso (ma si dà per scontato che sia stato promosso).
Mi è piaciuto tantissimo che il padre di Enrico vuole che lui inviti a casa un compagno di scuola diverso, per conoscerli tutti.

E' un libro dove c'è un gran fervore nei confronti dello studio. La scuola è una seconda mamma, e i maestri sono come dei padri, delle persone di famiglia, esigenti ma comprensivi verso le difficoltà in cui si trovano alcuni ragazzi. L'istruzione non è messa in discussione da nessuno, e tutti, dal più povero al più abbiente, sono incentivati a studiare e far di conto. Addirittura, molti dei genitori che lavorano, frequentano la scuola serale. I maestri vanno addirittura a casa a trovare gli alunni ammalati. 
Poi troviamo tanto patriottismo, come ho già detto. Anche tutti i racconti che il maestro Perboni fa alla classe, hanno sempre come protagonisti dei loro coetanei che si comportano con sacrificio e abnegazione, che diventano eroi, che fanno grandi imprese e ne vanno fieri, anche a costo della loro vita (peraltro, molti di essi sono orfani o in qualche modo comunque allontanati dai genitori...). 
Ho trovato molto moralismo, anche eccessivo. Ad esempio, i bambini gioiscono per la neve ma il padre di Enrico ricorda loro che ci sono bambini meno felici a cui la neve porta miseria e morte. E va beh, santo cielo, falli sfogare un attimo dai. Poi d'accordo, quelli erano genitori che effettivamente, pur coi loro problemi, educavano ed erano presenti (su alcune cose un po' asfissianti, ma forse meglio così che totalmente assenti). Purtroppo per noi, nel mondo attuale sta decisamente dominando l'atteggiamento di Franti (senza madre disperata e dispiaciuta al seguito). 
E' un libro che aveva intenti pedagogici, in cui venivano esaltate l'obbedienza, l'umiltà, la sopportazione delle disgrazie, il rispetto nei confronti del prossimo. Tutte cose che abbiamo perso, purtroppo.
La scrittura è sicuramente un po' ostica, decisamente datata.
Credo che leggere questo libro senza considerare il contesto in cui è stato scritto, porti a reputarlo abbastanza noioso. Se teniamo conto, invece, del periodo storico e dell'intento, è sicuramente un bel ritratto dell'epoca. Però, sinceramente, io non lo farei leggere ad un bambino finchè a scuola non arriva allo studio di quel periodo.
Mio voto: 6 e mezzo / 10.

mercoledì 14 febbraio 2018

w…w…w…wednesdays #114




"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  
Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

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Le mie risposte (114^ puntata - mercoledì 14 febbraio 2018):

1) cosa stai leggendo?
cuore - de amicis


3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?  
non so .. potrei leggere un altro cozy mistery...

lunedì 12 febbraio 2018

L'uomo che metteva in ordine il mondo - Fredrik Backman


Titolo originale: En man som heter Ove - 2012
English title: A Man Called Ove

Ove ha 59 anni. Guida una Saab. La gente lo chiama "un vicino amaro come una medicina". Solo perché non si aggira con un sorriso stampato sulle labbra? Non esattamente. Ove ce l'ha un po' con tutti nel quartiere: con chi parcheggia l'auto fuori dagli spazi appositi, con chi sbaglia a fare la differenziata, con la tizia che gira con i tacchi alti e un ridicolo cagnolino al guinzaglio, con il gatto spelacchiato che continua a fare la pipì davanti a casa sua. Ogni mattina alle 6.30 Ove va a fare la sua ispezione poliziesca nel quartiere, affinché le regole siano rispettate. Ma il mondo è talmente indisciplinato e privo di senso che Ove decide di farla finita. Ha preparato tutto nei minimi dettagli: chiuso l'acqua e la luce, pagato le bollette, sistemato lo sgabello... Ma... anche in Svezia accadono gli imprevisti che mandano a monte i piani. In questo caso è l'arrivo di nuova famiglia di vicini che piomba accanto a Ove e subito fa impazzire tutta la sua vita regolata. Tra imprevisti e disagi, Ove non solo riuscirà a farsi inaspettatamente degli amici, ma anche a capire che questa vita imperfetta, caotica, ingiusta non è poi così male.


Non credo di aver mai letto un libro che mi ha fatto tanto ridere quanto piangere, come questo. Sì perchè in queste pagine abbiamo dei momenti di incredibile ilarità alternati a momenti veramente tristi.

"La morte è una cosa curiosa. Viviamo tutta la vita come se non esistesse, ma il più delle volte è una delle ragioni in assoluto più importanti per vivere. Alcuni di noi ne diventano consapevoli così in fretta che vivono più intensamente, più ostinatamente, e in maniera più furiosa. Altri necessitano della sua costante presenza per sentirsi vivi. Altri ancora finiscono per accomodarsi nella sua sala d’attesa molto tempo prima che lei abbia annunciato il suo arrivo. La temiamo, eppure la gran parte di noi teme soprattutto l’eventualità che colpisca qualcun altro, qualcuno a cui vogliamo bene. Perché la più grande paura legata alla morte è che ci passi accanto. Che si prenda chi amiamo. E che ci lasci soli."

Ove è rimasto vedovo da sei mesi, ma non ce la fa a sopportare questa vita di solitudine. Ed oltre a questo, in ufficio lo hanno prepensionato, giustificando che ora potrà avere del tempo per sè. 
Ove ogni giorno si reca alla tomba di Sofja e le dice che sta per raggiungerla. Ma ogni giorno succede qualcosa per cui, in qualche modo, Ove viene fermato nel suo intento.
Nella narrazione si passa spesso dal presente al passato, ai ricordi di quando c'era Sofja e la vita aveva un significato.

"Ove le aveva costruito una libreria, che lei aveva riempito pagine e pagine di emozioni. Ove s'intendeva di ciò che poteva vedere e toccare. Calcestruzzo e cemento. Vetro e acciaio. Attrezzi. Cose che si potevano calcolare. Capiva gli angoli retti e le istruzioni chiare, i modelli delle costruzioni e i progetti. Le cose che si potevano disegnare sulla carta. 
Era un uomo in bianco e nero. 
E lei era il colore. Tutto il suo colore"

Ma forse il problema non è la vita, è che Ove è un uomo che non vuole guardare avanti. Per Ove tutto ha un suo scopo, una sua funzione, una sua routine; ci sono regole e vanno rispettate. Ora che sua moglie non c'è più e che non ha nemmeno più una funzione lavorativa, Ove vuole semplicemente raggiungere la moglie, senza lasciare debiti nè situazioni indefinite.
Per fortuna, nella sua vita irrompe Parvaneh, una donna incinta mediorientale sposata con un pasticcione e con due bambine di 3 e 7 anni. E poi un gatto spelacchiato che segue Ove dovunque vada. E altri personaggi che, a poco a poco, fanno breccia nella dura corazza di questo uomo tutto d'un pezzo.
Questo è un romanzo che, con toni divertenti, parla di solitudine, di malattia, di diversità, di ingiustizie e di come queste possano essere superate con l’amicizia e l’affetto. E questo aiuto può arrivare anche dalle persone più impensabili.
La cosa che mi ha lasciata un po' perplessa è che Ove sembra avere chissà quanti anni, mentre ne ha solo 59, non è così vecchio come potrebbe sembrare dalla storia.
Gran bel libro.
Mio voto: 9 / 10

mercoledì 7 febbraio 2018

Jane e la disgrazia di Lady Scargrave - Stephanie Barron


Titolo originale: Jane and the unpleasantness at Scargrave Manor - 1996

Il romanzo comincia con un prologo, nel quale l'autrice sostiene che una coppia di amici, nel ristrutturare una vecchia residenza, ha trovato in cantina dei vecchi manoscritti proprio di Jane Austen, la scrittrice, lontanamente imparentata con la loro famiglia. E questi due amici hanno affidato alla scrittrice il compito di metterli nero su bianco facendone dei romanzi. Ora, non so se questo sia vero o se sia l'escamotage utilizzato da molti scrittori. Ma la storia parte così.

Fa una breve introduzione proprio Jane, dicendo che scrivere sul suo diario gli avvenimenti capitati la aiutano a riflettere e comprenderli meglio, ma questi diari non sono destinati a diventare romanzi nè ad essere pubblici (poi è arrivata la Barron....).

Jane Austen, dopo aver rifiutato di sposare Harris Bigg–Wither si trova a trascorrere alcuni giorni nella tenuta di campagna dell'amica Isobel, giovanissima e bellissima, che da tre mesi ha sposato Frederick, il Conte di Scargrave. Durante la festa che il conte dà in onore della sua bellissima moglie, viene colto da un improvviso malore (il medico sospetta una dispepsia). Nel giro di poche ore muore. La scomparsa prematura del marito getta la povera Isobel nella più cupa disperazione. Tuttavia la vedova scopre ben presto che non si tratta che dell’inizio delle sue disgrazie: di lì a breve infatti una misteriosa missiva la raggiunge, nella quale sono contenute oscure minacce e la duplice accusa di omicidio e di adulterio. 
Terrorizzata, Isobel invoca l’aiuto di Jane, la sola di cui si può fidare, ma soprattutto l’unica, tra i presenti al castello nella notte della tragedia, che non tragga alcun vantaggio dalla morte di Lord Scargrave. Contando sulle sue ben note doti di investigatrice, Jane si trova così coinvolta in una pericolosa indagine che la porterà a varcare nientemeno che i cancelli della prigione di Newgate e persino la soglia della Camera dei Lords, arrivando a mettere a repentaglio la sua stessa vita.

Il libro è scritto sotto forma di diario. Jane appunta i suoi pensieri sugli avvenimenti che succedono, intervallandoli con alcune lettere che scrive all'adorata sorella Cassandra.
Lo stile è interessante, è molto molto simile a quello della vera Jane Austen, al punto che immagino che l'autrice abbia fatto un bel lavoro di documentazione per renderlo più veritiero possibile. Interessanti anche le note con cui l'autrice spiega alcune tradizioni o avvenimenti dell'epoca. Deve sicuramente piacere quel genere di scrittura per apprezzare un romanzo simile.
La storia è interessante. Jane è un personaggio che mi piace molto, arguta, per niente frivola, intelligente, dalla risposta pronta. E, poveretta, costretta a sopportare di sentirsi già prospettare di rimanere zitella alla bella età di 27 anni. Eh beh, altri tempi in effetti, visto che anche il defunto Conte Scargrave viene definito avanti negli anni, quando di anni ne ha solo 48!
Dicevo, la storia è interessante, anche se ad un certo punto secondo me la Barrow si incarta un po'. Eh sì, perchè Jane si trova ad investigare sulle persone presenti in casa Scargrave la notte in cui il Conte è morto. E lì alloggiati ci sono il Visconte Fitzroy Payne, l'aspirante ecclesiastico George Hearst e suo fratello il tenente Tom Hearst, Lord Harold Trowbridge, Madame Hortense Delahoussaye (zia di Isobel) e la figlia Fanny (una frivola ragazza in cerca di marito facoltoso).  
Ci sono alcuni colpi di scena nella narrazione, alcuni non sono molto utili alla vicenda ma aiutano a capire il comportamento di alcuni di questi personaggi. 
Nelle sue investigazioni, Jane coinvolge anche i fratelli e la moglie di uno dei due.
Il finale arriva un po' inaspettato, nel senso che dopo aver passato pagine e pagine a girare intorno ad un tassello che pare mancare, Jane tira fuori il colpo di coda e capisce subito cosa sia successo (ma noi lettori non avevamo modo di arrivarci, secondo me).
Nel complesso è stata una lettura piacevole, condita anche di riflessioni personali di Jane sul matrimonio, sulla condizione delle donne e degli uomini del periodo. 
Questo è il primo di una serie che al momento conta otto libri, e credo ne leggerò altri.
Mio voto: 7 / 10

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Le indagini di Jane Austen:
n.1 - Jane e la disgrazia di Lady Scargrave

w…w…w…wednesdays # 113




"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  
Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

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Non chiedetemi come, ma mercoledì scorso avevo il post pronto e ho dimenticato di pubblicarlo... e va beh

Le mie risposte (113^ puntata - mercoledì 07 febbraio 2018):

1) cosa stai leggendo?
- jane e la disgrazia di lady scargrave - stephanie barron


3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?  
- l'uomo che metteva in ordine il mondo
- cuore - de amicis

domenica 4 febbraio 2018

Vetro - Giuseppe Furno


Titolo originale: Vetro - 2013

Venezia, 1569. Mentre la Serenissima Repubblica si sta preparando a un sanguinoso conflitto con l'Impero Ottomano e l'Inquisizione brucia migliaia di libri, l'esplosione dell'Arsenale illumina la notte, ed è violentissima. Intere contrade vengono rase al suolo, lasciando morti e feriti. Tra i soccorritori c'è Andrea Loredan, secondogenito del Doge e avvocato de' Prigioni, che si destreggia in uno scenario di devastazione e sofferenza destinato a cambiargli la vita. Nel frattempo, un vecchio nuota fra le fiamme che ardono sulla superficie della laguna: ha una missione da compiere in nome di chi ha amato. Riesce a salvarsi, solo per essere subito arrestato dalle milizie veneziane. Dice di essere un mercante turco di tappeti, ma lui e un ragazzo di nome Gabriele vengono gettati nelle Serenissime prigioni. Le accuse sono di inusitata gravità e la bellissima madre di Gabriele implora Andrea di assumere la difesa del figlio. Per difendere i due imputati, il giovane Loredan si trova invischiato in una serie di misteriose morti nel monastero della Celestia e incappa in un oscuro messaggio cifrato: la sua città, la città dei maestri vetrai, la città della libera stampa e della cultura, rischia di cambiare per sempre volto. In un rocambolesco intrigo, che lo conduce fino a Lepanto, nel cuore del conflitto che vede contrapposte le armate navali della Croce della Mezzaluna, l'avventura di Andrea diventa un'appassionata, epica e travolgente battaglia in nome della libertà. (www.anobii.com)

Ho appena finito di leggere questo romanzo. In realtà ce l'avevo sulla wishlist da anni. In genere non amo i romanzi così lunghi (poco meno di 700 pagine) perchè sono estenuanti, sono veramente pochi i romanzi simili che ad un certo punto non creano un momento di stanchezza. Ma ho proseguito perchè volevo vedere come finiva.
Partiamo dalle cose positive. Una bellissima e dettagliata ricostruzione della Venezia dogale, delle lotte di potere, dei sistemi di tortura dell'Inquisizione. Ambientazione che è aiutata molto anche dall'uso del dialetto che in questo libro non mi ha dato affatto fastidio (forse perchè i termini mi erano tutti chiari, eccetto il termine cagnèe che ci ho messo un po' a capire che erano i pescecani...). Certo il dialetto è sempre un rischio, e non esiste un'appendice dove viene tradotto. Però, ripeto, a me in questo caso non ha dato fastidio.
Il romanzo è diviso in 4 parti che portano il titolo degli elementi: fuoco, acqua, terra, aria. Ciascuna parte è divisa in minuscoli capitoli. Praticamente ad ogni capitolo cambia il protagonista.
I personaggi sono tantissimi, tutti intrecciati tra loro in qualche modo che si scopre nella lettura. A volte è difficile capire chi è amico di chi e chi trama contro chi. Alcuni poi non hanno aggiunto nulla alla storia, tipo la vicenda di Graziosa, la figlia dell'oste presso cui dorme Andrea e che si invaghisce di lui. Sì, e poi? Per farci capire che è un bel ragazzo? In effetti lo avevamo già capito prima...
Il personaggio di Andrea Loredan mi è piaciuto molto. Si trova coinvolto in tutto questo intrigo del vetro e dei custodi dei libri e aiuta chiunque abbia bisogno di una mano. In una Venezia dove "la colpa è uguale per tutti, ma la punizione no", lui si batte per la giustizia.
Ad un certo punto, oltre ai veneziani, abbiamo dei francesi, abbiamo lo Stato Pontificio e abbiamo i turchi. Io lì stavo un po' per alzare bandiera bianca... Ci sono una quarantina di noiosissime pagine che descrivono la battaglia tra veneziani e turchi nel mare di Cefalonia che ho letto saltellando perchè sembravano la scena di un film e non capivo più chi colpisce chi.
La scrittura, in generale, è abbastanza pomposa. Sicuramente è ben collocata nel contesto che descrive, ma in alcuni tratti è veramente pesantemente prolissa. Alcune descrizioni minuziose ad un certo punto mi hanno stancato. Tanti paragoni molto ricercati. E', tutto sommato, un libro piacevole, ma va letto senza distrarsi mai o perdi il filo. 
Le storie che trainano il romanzo sono chiuse un po' frettolosamente. La soluzione dell'omicidio di Anna è un po' buttata lì, nel senso che pare svelata giusto per dire cosa sia successo. La storia dei libri di Lucrezia è un po' contorta, cioè è chiara come idea, ma un po' contorto lo svolgimento, e soprattutto alla fine mi sa che mi sono persa alcuni dei custodi. Il finale lo avevo intuito da un pezzo...
Secondo me, se avesse usato un centinaio di pagine in meno, ne avrebbe giovato. Comunque se ne potrebbe trarre una miniserie molto avvincente.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

martedì 30 gennaio 2018

Cave canem - Danila Comastri Montanari


Titolo originale: Cave canem - 1993


Lago d’Averno 44 d.C 
Dopo aver trascorso un periodo di villeggiatura a Baia, il senatore romano Publio Aurelio Stazio e l’amica Pomponia, si fermano nella villa di Gneo Plauzio, un ricco mercante di pesce. La villa si trova sul lago d’Averno, la porta del regno degli inferi. Sul pavimento d'ingresso, i visitatori vengono accolti da un mosaico raffigurante un cane, cave canem (attenti al cane). 
All’arrivo, il senatore però ha una brutta sorpresa: il figlio di Gneo Plauzio, Attico, è stato trovato cadavere la notte precedente nella peschiera delle murene. Publio Aurelio viene invitato a trattenersi per fare da testimone alla stesura di un nuovo testamento, e apprende da Paolina, la nobile moglie di Gneo Plauzio, che sulla famiglia grava una maledizione scritta su una pergamena che la stessa Paolina ha trovato tra i gioielli della prima moglie di Gneo, una donna molto superstiziosa che si recava spesso a consultare la Sibilla Cumana

"Avvizziscono i rami degli alberi piantati nel giardino. 
Pesci, uccelli e insetti ne fanno marcire i frutti. 
Ma il pruno dell'orto fecondato dallo stesso polline, 
dissestato dalla stessa acqua, 
cresce rigoglioso 
e tutta la casa si nutre dei suoi frutti." 

In realtà, Aurelio non crede affatto a superstizioni e vaticini, e la morte di Attico gli risulta subito strana. Quando poi viene trovato morto anche il fratello, Secondo, Aurelio è decisamente convinto che il Fato non c'entri nulla e inizia ad indagare, grazie anche all'aiuto dell'astuto servitore Castore.
Dopo un paio di false piste, Aurelio riesce a capire chi è l'assassino e perchè ha inscenato tutta la storia della maledizione.

Terzo libro della serie di Publio Aurelio Stazio. Ho visto una crescita nella capacità narrativa dell'autrice. Il romanzo è scorrevole, gli scambi di battute tra Aurelio e Castore sono sempre molto simpatiche. Stavolta, poi, Castore si invaghisce di Xenia, una serva di casa Plauzio, una dalle mani leste che gli tiene testa.
Sono tante le donne che girano in questo romanzo: da Paolina, seconda moglie di Gneo (che l'ha rubata al precedente marito, un militare di nome Marco Fabrizio da cui lei ha avuto un figlio, Lucio Fabrizio, anch'egli militare); poi Elena, la bellissima moglie di Attico, madre di Nevia, una sedicenne che gioca ad accalappiare gli uomini e che odia la madre senza conoscere il suo passato; e ancora Terzia Plautilla, terzogenita di Gneo con cui Aurelio ha avuto una storia in passato. 
I personaggi non sono pochi, ma non ho fatto fatica a ricordarmeli perchè hanno delle caratteristiche ben definite.
La storia regge bene, si segue bene.
L'unica cosa che mi ha lasciata perplessa, è il prologo che viene fatto, dove si parla di un Aurelio ancora sedicenne, che si trova da un momento all'altro catapultato nel ruolo di paterfamilias... cioè, immagino il motivo per cui l'abbia messo proprio in questo romanzo (creando un parallelismo con la situazione di Silvio), però sembra un po' buttato lì.  
Una lettura gradevole.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

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Serie Publio Aurelio Stazio finora:
1. Mors tua (1990)
2. In corpore sano (1991)
3. Cave canem (1993)